Lezioni di Pratese by Araknie
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Re: Lezioni di Pratese by Araknie
Lezione 112) Chi l'ha da mangiare la sbucci
Colui che deve trarne vantaggi, deve almeno guadagnarsi il pane.
Colui che deve trarne vantaggi, deve almeno guadagnarsi il pane.

Araknie The Bad Spider-
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Re: Lezioni di Pratese by Araknie
Araknie ha scritto:Lezione 112) Chi l'ha da mangiare la sbucci
Colui che deve trarne vantaggi, deve almeno guadagnarsi il pane.
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Re: Lezioni di Pratese by Araknie
Lezione 113) Cipolloni di Legnaia
In periferia di Prato l'ambulante passava, a piedi, tenendo per la briglia un rassegnato e magro cavallo attaccto ad un barroccio dal lungo pianale di panconi di legno e due grandi route, particolarmente adatte ad uscire dall'insidie del fango e delle carreggiate.
I migliori cipolloni venivano da Legnaia, una località vicino a Signa.
Quello che, durante il tragitto, non veniva venduto ai privati, era acquistato dai vari Cetona, Camicione, Naso, Saltapasti, i signori del mercato.
Ogni tanto, per dire abbastanza spesso, era tradizione che i facchini del mercato si radunassero a mangiare tutti insieme. Soprattutto per bere.
La Trattoria "Da Nello" di Nello Cecchi, in via dè Ciuchi, ea la più rinomata di tutta la zone perchè, a parte il fatto che il pasto veniva servito sulla carta gialla e senza posate, era il posto più "vilio" (accessibile) che si potesse trovare nel circondario.
Gli unici arredi del locale erano i bicchieri, i boccini, i fiaschi e le damigiane.
Un giorno il branco dei facchini si radunò nel locale.
Dopo tre minuti ognuno aveva davanti a sè la roba ordinata.
"Nello!" - Chiamò uno di loro rivolto all'oste - "In queste patate fritte c'è una piattola!"
Ma stai zitto imbecille!" - sbottò Nello, incazzato come al solito - "Coresto gliè un aglio bruciato!"
"Sarà anche un aglio...ma tu vedessi come gli sta con le gambine!"
Lezione 114) Chi se ne impipa
Chi se ne frega. Non ci importa. Con questi argomenti non ci riempiamo neanche il fornello della pipa.
Lezione 115) Chi chiede quante costa vol dire che un pol comprare!
E' proprio così! Chiedere il "prezio" o "quante tira" "quante gliè il sù aere" di un oggetto, vuol dire, quasi sempre, non poterselo permettere o comunque non esserne certi.
Lezione 116) Chi l'ha 'uto l'ha 'uto e l'ha cresciuto!
Espressione di severo giudizio verso qualcuno che si è in avvenimenti negativi, in questo caso per colpa di un figliolo.
Dunque: "l'ha fatto...selo tiene e selo ciuccia! (molto prima di Bart Simpson ci si ciucciava pure i figlioli)
Lezione 117) Chi vuol la grazia preghi il Santo!
Niente di antireligioso. Il significato è semplice. Chi vuole una cosa se la deve guadagnare. In Cina dicono la stessa cosa per Confucio...
Lezione 118) Chiaccei...chimoia...chiarrabbi...chiaccemboli!
Serie di negazioni risolute: "Che io accechi, che io muoia, che io diventi rabbioso".
"Sei stao te a buttarmi in terra la bicicletta?"
"Io? Chiacceoni! Stiantassi secco!...Mi si sposasse la figliola con un campigiano!"
Lezione 119) Chianna Chianna
"La s'è presa chianna chianna!"
Era il modo di procedere lento e tranquillo di anziani che avevano davanti a loro tutto il tempo che volevano. E' segno di grande maturità rendersi conto che "la furia la vuol l'agio".
Lezione 120) Chicchirillò
Nel lessico pratese, fra le due guerre, indicava un dolcetto vagheggiato dai bambini. Era in realtà una piccola mela rossa (oggi sarebbe destinata ai maiali) ricoperta di zucchero caramellato e infinilata in uno stecco. Un lecca-lecca ante litteram.
Ugualmente sospirati: il "Mangia e bei" (un'ostia ripiena di rosolio), il "Brucino" (biscotto con il dorso a grattugia, somigliante a un bruco), le "Puppe di monaca" (meringa di colore bianco fatto di chiaro d'uova e zucchero) e il "Duro di menta" (bastoncino o chicco di zucchero filato).
Lezione 121) Ciuccino le portava fresche!
Ciuccino era un ambulante specializzato in uova, a suo dire, fresche. E' rimasto alla storia perchè quando qualcuno racconta notizie che fresche non sono, si chiama in causa Ciuccino.
"Il Prato glià perso anche codesta partita!"
"Tieni va?...Ciuccino le portava fresche!"
In periferia di Prato l'ambulante passava, a piedi, tenendo per la briglia un rassegnato e magro cavallo attaccto ad un barroccio dal lungo pianale di panconi di legno e due grandi route, particolarmente adatte ad uscire dall'insidie del fango e delle carreggiate.
I migliori cipolloni venivano da Legnaia, una località vicino a Signa.
Quello che, durante il tragitto, non veniva venduto ai privati, era acquistato dai vari Cetona, Camicione, Naso, Saltapasti, i signori del mercato.
Ogni tanto, per dire abbastanza spesso, era tradizione che i facchini del mercato si radunassero a mangiare tutti insieme. Soprattutto per bere.
La Trattoria "Da Nello" di Nello Cecchi, in via dè Ciuchi, ea la più rinomata di tutta la zone perchè, a parte il fatto che il pasto veniva servito sulla carta gialla e senza posate, era il posto più "vilio" (accessibile) che si potesse trovare nel circondario.
Gli unici arredi del locale erano i bicchieri, i boccini, i fiaschi e le damigiane.
Un giorno il branco dei facchini si radunò nel locale.
Dopo tre minuti ognuno aveva davanti a sè la roba ordinata.
"Nello!" - Chiamò uno di loro rivolto all'oste - "In queste patate fritte c'è una piattola!"
Ma stai zitto imbecille!" - sbottò Nello, incazzato come al solito - "Coresto gliè un aglio bruciato!"
"Sarà anche un aglio...ma tu vedessi come gli sta con le gambine!"
Lezione 114) Chi se ne impipa
Chi se ne frega. Non ci importa. Con questi argomenti non ci riempiamo neanche il fornello della pipa.
Lezione 115) Chi chiede quante costa vol dire che un pol comprare!
E' proprio così! Chiedere il "prezio" o "quante tira" "quante gliè il sù aere" di un oggetto, vuol dire, quasi sempre, non poterselo permettere o comunque non esserne certi.
Lezione 116) Chi l'ha 'uto l'ha 'uto e l'ha cresciuto!
Espressione di severo giudizio verso qualcuno che si è in avvenimenti negativi, in questo caso per colpa di un figliolo.
Dunque: "l'ha fatto...selo tiene e selo ciuccia! (molto prima di Bart Simpson ci si ciucciava pure i figlioli)
Lezione 117) Chi vuol la grazia preghi il Santo!
Niente di antireligioso. Il significato è semplice. Chi vuole una cosa se la deve guadagnare. In Cina dicono la stessa cosa per Confucio...
Lezione 118) Chiaccei...chimoia...chiarrabbi...chiaccemboli!
Serie di negazioni risolute: "Che io accechi, che io muoia, che io diventi rabbioso".
"Sei stao te a buttarmi in terra la bicicletta?"
"Io? Chiacceoni! Stiantassi secco!...Mi si sposasse la figliola con un campigiano!"
Lezione 119) Chianna Chianna
"La s'è presa chianna chianna!"
Era il modo di procedere lento e tranquillo di anziani che avevano davanti a loro tutto il tempo che volevano. E' segno di grande maturità rendersi conto che "la furia la vuol l'agio".
Lezione 120) Chicchirillò
Nel lessico pratese, fra le due guerre, indicava un dolcetto vagheggiato dai bambini. Era in realtà una piccola mela rossa (oggi sarebbe destinata ai maiali) ricoperta di zucchero caramellato e infinilata in uno stecco. Un lecca-lecca ante litteram.
Ugualmente sospirati: il "Mangia e bei" (un'ostia ripiena di rosolio), il "Brucino" (biscotto con il dorso a grattugia, somigliante a un bruco), le "Puppe di monaca" (meringa di colore bianco fatto di chiaro d'uova e zucchero) e il "Duro di menta" (bastoncino o chicco di zucchero filato).
Lezione 121) Ciuccino le portava fresche!
Ciuccino era un ambulante specializzato in uova, a suo dire, fresche. E' rimasto alla storia perchè quando qualcuno racconta notizie che fresche non sono, si chiama in causa Ciuccino.
"Il Prato glià perso anche codesta partita!"
"Tieni va?...Ciuccino le portava fresche!"

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Re: Lezioni di Pratese by Araknie
Per evitare che ogni post diventi un poema, quando sarà lungo ne farò un nuovo.
Oddeo, come ora!
Lezione 122) Chiù Chiù...un si veglia più!
Un tempo, durante il freeeddo inverno, si usava andare a veglia al canto del foco. Per scambiassi notizie e dicerie oppure per ascoltare, a bocca aperta, le antiche storie de' Reali o de' Paladini di Francia, narrate dai pochi che sapeano leggere.
All'inizio della primavera, segnalata dall'arrivo delle tipiche rondini e, come in questo caso, dal "Chiù" che era notoriamente il verso dell'Assiolo, il periodo delle veglie finia e la conversazione serale si trasferiva all'aperto, sulle seggiole nell'aia.
Variante: "Chiù Chiù...il prete a letto non si mette più!"
All'arrivo della bella stagione non c'era più bisogno di scaldare i' letto con il veggio o scaldino o cecia o basta (a seconda della lunghezza del manico...ehm) attaccandolo al gancio del trabiccolo o prete (ammenicolo di stecche di legno curvato fatto a cupola o in forma ovoidale).
Lezione 123) Ci hanno messo a gallina
Oppure: "Ci hanno tirato i' rinquarto" , "Ci hanno messo a pula."
Colorite espressioni per significare che con le tasse ci hanno davvero ripulito le tasche. La pulo o loppa è l'inservibile guscio dei cereali e ha il senso di povertà.
Lezione 124) Ci siamo fatti i' mazzo
Di recente accezione, questa espressione ottiene il massimo dell'effetto semantico con il minimo di parole.
Il "mazzo" è in questo caso l'alveo che abbiamo costretto ad una dilatazione inusitata per accogliere solidi di forme diverse con frequenza ripetitiva.
Detto in parole povere "s'è fatto dei grossi sacrifici".
La conseguenza è "Ora ci si fa delle diesille!", dove "diesille" sta per definire una forma di autogestione onanistica.
Lezione 125) Ciapo, furbo negli occhi, bischero ne' capo
Espressione poetica sicuramente inventata da qualche simpaticone con lo scopo di "dar la baia" (prendere in giro) a qualcuno.
Lezione 126) Coì discorsi e la parlantina bella un si rivolta una frittella!
I nostri nonni si fidavano poco di chi faceva troppo discorsi lasciando a intendere grandi garanzie.
Lezione 127) Co' i' Pagare
Rassicurante premessa per ottenere più facilmente un piccolo servizio.
"La un ci ha mica, co' i' pagare, un po' d'odori...mi son scordata di compragli!"
Lezione 128) Come padre Serafino, d'una trave ne fece un nottolino
Dicesi di chi ha il dono della stupida prodigalità, chi riesce a ridurre piccola una cosa grande.
Variante: "Come Truso...da un albero ne fece un fuso."
Lezione 129) Come vaellla?...La va come la si manda!
Affettuoso saluto d'incontro dal saporo goldoniano. L'ottimista risponderà "La va a burro e cacio!", il pessimista "La va a piedi!" e il rassegnato" L'andea meglio quando l'andea peggio!"
Lezione 130) Contro vento si va...ma contro...
Locuzione di probabile origine valbisentina, la vallata scavata dal fiume Bisenzio che, per la propria disposizione geografica nord-sud, ha la proprietà di incalare il Tramontano per spararlo sulla pianura di Prato. La forza del vento è, in inverno, talmente impetuosa che, oltre a sbatacchiare le persiane, in certi giorni rende difficile procedere contro-corrente. Con la loro dote d'esperienza, i valligiani asseriscono come nella vita sia facile veleggiare contro alisei e monsoni, ma impossibile lottare contro la sfortuna (il lemma "culo" assume in questo caso il valore di "sculo" portandosi la s).
Da cui il divertente: "Contro il culo e la corrente...non c'è forza competetente!"
Oddeo, come ora!
Lezione 122) Chiù Chiù...un si veglia più!
Un tempo, durante il freeeddo inverno, si usava andare a veglia al canto del foco. Per scambiassi notizie e dicerie oppure per ascoltare, a bocca aperta, le antiche storie de' Reali o de' Paladini di Francia, narrate dai pochi che sapeano leggere.
All'inizio della primavera, segnalata dall'arrivo delle tipiche rondini e, come in questo caso, dal "Chiù" che era notoriamente il verso dell'Assiolo, il periodo delle veglie finia e la conversazione serale si trasferiva all'aperto, sulle seggiole nell'aia.
Variante: "Chiù Chiù...il prete a letto non si mette più!"
All'arrivo della bella stagione non c'era più bisogno di scaldare i' letto con il veggio o scaldino o cecia o basta (a seconda della lunghezza del manico...ehm) attaccandolo al gancio del trabiccolo o prete (ammenicolo di stecche di legno curvato fatto a cupola o in forma ovoidale).
Lezione 123) Ci hanno messo a gallina
Oppure: "Ci hanno tirato i' rinquarto" , "Ci hanno messo a pula."
Colorite espressioni per significare che con le tasse ci hanno davvero ripulito le tasche. La pulo o loppa è l'inservibile guscio dei cereali e ha il senso di povertà.
Lezione 124) Ci siamo fatti i' mazzo
Di recente accezione, questa espressione ottiene il massimo dell'effetto semantico con il minimo di parole.
Il "mazzo" è in questo caso l'alveo che abbiamo costretto ad una dilatazione inusitata per accogliere solidi di forme diverse con frequenza ripetitiva.
Detto in parole povere "s'è fatto dei grossi sacrifici".
La conseguenza è "Ora ci si fa delle diesille!", dove "diesille" sta per definire una forma di autogestione onanistica.
Lezione 125) Ciapo, furbo negli occhi, bischero ne' capo
Espressione poetica sicuramente inventata da qualche simpaticone con lo scopo di "dar la baia" (prendere in giro) a qualcuno.
Lezione 126) Coì discorsi e la parlantina bella un si rivolta una frittella!
I nostri nonni si fidavano poco di chi faceva troppo discorsi lasciando a intendere grandi garanzie.
Lezione 127) Co' i' Pagare
Rassicurante premessa per ottenere più facilmente un piccolo servizio.
"La un ci ha mica, co' i' pagare, un po' d'odori...mi son scordata di compragli!"
Lezione 128) Come padre Serafino, d'una trave ne fece un nottolino
Dicesi di chi ha il dono della stupida prodigalità, chi riesce a ridurre piccola una cosa grande.
Variante: "Come Truso...da un albero ne fece un fuso."
Lezione 129) Come vaellla?...La va come la si manda!
Affettuoso saluto d'incontro dal saporo goldoniano. L'ottimista risponderà "La va a burro e cacio!", il pessimista "La va a piedi!" e il rassegnato" L'andea meglio quando l'andea peggio!"
Lezione 130) Contro vento si va...ma contro...
Locuzione di probabile origine valbisentina, la vallata scavata dal fiume Bisenzio che, per la propria disposizione geografica nord-sud, ha la proprietà di incalare il Tramontano per spararlo sulla pianura di Prato. La forza del vento è, in inverno, talmente impetuosa che, oltre a sbatacchiare le persiane, in certi giorni rende difficile procedere contro-corrente. Con la loro dote d'esperienza, i valligiani asseriscono come nella vita sia facile veleggiare contro alisei e monsoni, ma impossibile lottare contro la sfortuna (il lemma "culo" assume in questo caso il valore di "sculo" portandosi la s).
Da cui il divertente: "Contro il culo e la corrente...non c'è forza competetente!"

Araknie The Bad Spider-
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Re: Lezioni di Pratese by Araknie
Lezione 131) Corbellare
Si usa con il significato di girare intorno, proprio con il movimento di chi costruiva cesti, panieri e corbelli in via Santa Margherita, antica strada dove allignavano i corbellai. L'immagine suggerisce anche il prendere in giro, dicasi anche "meleggiare il prossimo."
Lezione 132) Costa più un bischero vero che un dottore fatto a forza
Stabilito che "A forza un si fa neanche l'aceto", secoli di esperienza e saggezza hanno dimostrato che è più utile per l'umanità un bischero autentico che un laureato controvoglia.
Lezione 133) Chi ha una sigaretta e non me la da...
...la su mamma la so io! ...
Era il modo scherzoso di chiedere una sigaretta o qualsiasi altra cosa agli amici.
I quali ovviamente ti accontentavano facendoti il favore ma replicando:
"... E la tua la sanno tutti!"
Lezione 134) Daccapo...risemina...riborda...ririborda!
Esclamazioni di impazienza e di insofferenza per qualcosa che si ripete.
Lezione 135) Da cosa nasce cosa
Aveva un significato differente da quello inteso come amorevole in altre parti d'Italia.
Nell'età aurea a Prato le società, per mettersi ad impannare, nascevano anche al tavolino di un caffè. Con pochi preamboli. Ci si recava fiduiciosi dal notaio e si veniva via dicendo: "Poi da cosa nasce cosa!" Ad intendere che quel primo gesto avrebbe dato il là ad una società redditizia.
Lezione 136) D'icche ci s'ha un ci manca nulla!
Una delle tante battute ironiche che denunciano l'inossidabile ottimismo dei pratesi. Collaterale a: "Un ci manca neanche i debiti!"
Lezione 137) Da i' campo dee sorti' la fossa
Si dà per certo che da una situazione ne deriva sicuramente un'altra e via dicendo. Ne consegue un assioma: se una mamma si concretizza a causa di un figlio, anche il costui è figlio in conseguenza dell'esistenza della madre.
Unica eccezione: la città di Prato, dove per molto anni alla metà del secolo scorso, diverse centinaia di neonati erano chiamati "I figlioli di Fidalma", la più celebre delle levatrici cittadine.
Qualcuno pensò anche ad un'associazione ma l'iniziativa non ebbe seguito perchè contrastata da "I figlioli dell'Emma" considerata la madre reprensibile per antonomasia.
Lezione 138) Dagli un vallappiglia...mandalo a quel paese!
Liquidare uno scocciatore indirizzandolo verso quel paese dove fanno servizi poco piacevolei sulla zona più gelosa del corpo umano, solitamente usata per l'equilibrio biologico, per il rilassamente fisico oltrechè per calamitare successi e fortune inaspettate.
"Mandalo a far funghi" suggerito con lo stesso scopo, nell'immaginario bucolico, evoca la figura di individuo che, nel suo cercar porcini e ovuli, assume la posizione prona. La quale lo espone a pericolosi attacchi da tergo.
Si usa con il significato di girare intorno, proprio con il movimento di chi costruiva cesti, panieri e corbelli in via Santa Margherita, antica strada dove allignavano i corbellai. L'immagine suggerisce anche il prendere in giro, dicasi anche "meleggiare il prossimo."
Lezione 132) Costa più un bischero vero che un dottore fatto a forza
Stabilito che "A forza un si fa neanche l'aceto", secoli di esperienza e saggezza hanno dimostrato che è più utile per l'umanità un bischero autentico che un laureato controvoglia.
Lezione 133) Chi ha una sigaretta e non me la da...
...la su mamma la so io! ...
Era il modo scherzoso di chiedere una sigaretta o qualsiasi altra cosa agli amici.
I quali ovviamente ti accontentavano facendoti il favore ma replicando:
"... E la tua la sanno tutti!"
Lezione 134) Daccapo...risemina...riborda...ririborda!
Esclamazioni di impazienza e di insofferenza per qualcosa che si ripete.
Lezione 135) Da cosa nasce cosa
Aveva un significato differente da quello inteso come amorevole in altre parti d'Italia.
Nell'età aurea a Prato le società, per mettersi ad impannare, nascevano anche al tavolino di un caffè. Con pochi preamboli. Ci si recava fiduiciosi dal notaio e si veniva via dicendo: "Poi da cosa nasce cosa!" Ad intendere che quel primo gesto avrebbe dato il là ad una società redditizia.
Lezione 136) D'icche ci s'ha un ci manca nulla!
Una delle tante battute ironiche che denunciano l'inossidabile ottimismo dei pratesi. Collaterale a: "Un ci manca neanche i debiti!"
Lezione 137) Da i' campo dee sorti' la fossa
Si dà per certo che da una situazione ne deriva sicuramente un'altra e via dicendo. Ne consegue un assioma: se una mamma si concretizza a causa di un figlio, anche il costui è figlio in conseguenza dell'esistenza della madre.
Unica eccezione: la città di Prato, dove per molto anni alla metà del secolo scorso, diverse centinaia di neonati erano chiamati "I figlioli di Fidalma", la più celebre delle levatrici cittadine.
Qualcuno pensò anche ad un'associazione ma l'iniziativa non ebbe seguito perchè contrastata da "I figlioli dell'Emma" considerata la madre reprensibile per antonomasia.
Lezione 138) Dagli un vallappiglia...mandalo a quel paese!
Liquidare uno scocciatore indirizzandolo verso quel paese dove fanno servizi poco piacevolei sulla zona più gelosa del corpo umano, solitamente usata per l'equilibrio biologico, per il rilassamente fisico oltrechè per calamitare successi e fortune inaspettate.
"Mandalo a far funghi" suggerito con lo stesso scopo, nell'immaginario bucolico, evoca la figura di individuo che, nel suo cercar porcini e ovuli, assume la posizione prona. La quale lo espone a pericolosi attacchi da tergo.

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Re: Lezioni di Pratese by Araknie
Si vede che non ci sono più io che commento
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Perchè cadiamo? Per imparare a rialzarci.

- Spoiler:



Rebornman- Newser

-
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Re: Lezioni di Pratese by Araknie
Lezione 139) Dagliele di dreo...un le vede!
Una madre si stava sfogando con un'altra perchè era costretta a picchiare il proprio figliolo che non si impegnava a scuola.
-"A volte mi dispiace perchè da quante gliene dò...lo pesto come l'uva!...Secondo te...Marussia...icchè dovrei fare?"-
-"Normandina...dagliele di dreo (dietro)!...un le vede!"-
Lezione 140) Da quellodissi
Dal latino: "Temporibus illis." (da quel tempo che fu)
"Quante gliè che l'è morta la tu' bisnonna?"
"Ehee! Da quellodissi!"
Lezione 141) Dare come dare in terra
"Cazzotti come rena!" Immagine che evoca lo straripare delle percosse.
Colpire un individuo come se non sentisse niente, quasi fosse un oggetto inanimato.
Lezione 142) Dare di barta
Locuzione mediata dal "ribaltare" o "capovolgersi", nel caso specifico "impazzire o "uscire di senno", che è il contrario di "essere nella norma".
Espressioni collaterali si hanno con il "Dare di fora" o "in ciampanelle!"
Lo "Sfavare" e il "Pisciar fuori dal vaso" si riferiscono, alla maggioranza dei casi, al parlare a vanvera. Queste azioni sono mutuate dall'immagine di un getto che compie una traiettoria sbagliata.
Lezione 143) Dar nel buo delle pecchie
Imbattersi in circostanze o luoghi pericolosi come un nido di pecchie (api).
Lezione 144) Dare il malocchio o il maldocchio
Provocare con malefizi, formule pseudo-misteriose o gesti scaramantici (ed a volte un pò convulsi), effetti negativi nella vita di qualcuno, tipo: disturbi, malattie, discordie in famiglia.
Si diceva anche "Fare il pentolino".
Divertente la forumla della creazione della suocera da parte del Supremo:
"Mise nel tino venti scorpioni
Poi d'una tigre mise gli unghioni
Prese la bava d'un cane arrabbiato...Denti di jena e pepe pestato
Fiele, veleno, trenta purganti...vipere rospi, insetti scoccianti
Quaranti chili di dinamite
Dieci cartucce di balistite
La barba e i baffi di dieci briganti
E mise alfine dei gas asfissianti!
Mesta, mesta e gira e gira...per tre notti e per tre dì
Mesta, mesta e gira e gira...e la sua suocera fuori uscì!"
La soluzione: sposarsi con le orfane!
Lezione 145) Demetrio Pianella
Il celebre inventore del buco nella conca. Questa era un grande recipiente di terracotta di forma tronco-conica usato per il bucato. Uno dei problemi legati al suo uso era quello della svuotatura dell'acqua. Brillantemente risolto da quel Demetrio che per primo praticò un buco alla base del recipiente, inventando in seguito, il tappo di sughero per chiuderlo a piacimento.
Lezione 146) Dibruzzolare
Pareggiare con le forbici i pelini o i baffi che fuoriescono dalla treccia di paglia che le vecchine usavano fare a sedere fuori dell'uscio di casa.
Lezione 147) Di chi tu sei nini?
Una volta domandare ad un bambino sconosciuto il nome del padre o della madre equivaleva a chiedere la cartà d'identità, non c'era la privacy...come ora...
"Di chi gliè coresto figliolo? Che è tuo?..."
"Mah!...Che lo so? - Rispondeva il babbo - Mangiare mangia in casa!"
Molte volte si scherzava sull'incerta paternità.
Una madre si stava sfogando con un'altra perchè era costretta a picchiare il proprio figliolo che non si impegnava a scuola.
-"A volte mi dispiace perchè da quante gliene dò...lo pesto come l'uva!...Secondo te...Marussia...icchè dovrei fare?"-
-"Normandina...dagliele di dreo (dietro)!...un le vede!"-
Lezione 140) Da quellodissi
Dal latino: "Temporibus illis." (da quel tempo che fu)
"Quante gliè che l'è morta la tu' bisnonna?"
"Ehee! Da quellodissi!"
Lezione 141) Dare come dare in terra
"Cazzotti come rena!" Immagine che evoca lo straripare delle percosse.
Colpire un individuo come se non sentisse niente, quasi fosse un oggetto inanimato.
Lezione 142) Dare di barta
Locuzione mediata dal "ribaltare" o "capovolgersi", nel caso specifico "impazzire o "uscire di senno", che è il contrario di "essere nella norma".
Espressioni collaterali si hanno con il "Dare di fora" o "in ciampanelle!"
Lo "Sfavare" e il "Pisciar fuori dal vaso" si riferiscono, alla maggioranza dei casi, al parlare a vanvera. Queste azioni sono mutuate dall'immagine di un getto che compie una traiettoria sbagliata.
Lezione 143) Dar nel buo delle pecchie
Imbattersi in circostanze o luoghi pericolosi come un nido di pecchie (api).
Lezione 144) Dare il malocchio o il maldocchio
Provocare con malefizi, formule pseudo-misteriose o gesti scaramantici (ed a volte un pò convulsi), effetti negativi nella vita di qualcuno, tipo: disturbi, malattie, discordie in famiglia.
Si diceva anche "Fare il pentolino".
Divertente la forumla della creazione della suocera da parte del Supremo:
"Mise nel tino venti scorpioni
Poi d'una tigre mise gli unghioni
Prese la bava d'un cane arrabbiato...Denti di jena e pepe pestato
Fiele, veleno, trenta purganti...vipere rospi, insetti scoccianti
Quaranti chili di dinamite
Dieci cartucce di balistite
La barba e i baffi di dieci briganti
E mise alfine dei gas asfissianti!
Mesta, mesta e gira e gira...per tre notti e per tre dì
Mesta, mesta e gira e gira...e la sua suocera fuori uscì!"
La soluzione: sposarsi con le orfane!
Lezione 145) Demetrio Pianella
Il celebre inventore del buco nella conca. Questa era un grande recipiente di terracotta di forma tronco-conica usato per il bucato. Uno dei problemi legati al suo uso era quello della svuotatura dell'acqua. Brillantemente risolto da quel Demetrio che per primo praticò un buco alla base del recipiente, inventando in seguito, il tappo di sughero per chiuderlo a piacimento.
Lezione 146) Dibruzzolare
Pareggiare con le forbici i pelini o i baffi che fuoriescono dalla treccia di paglia che le vecchine usavano fare a sedere fuori dell'uscio di casa.
Lezione 147) Di chi tu sei nini?
Una volta domandare ad un bambino sconosciuto il nome del padre o della madre equivaleva a chiedere la cartà d'identità, non c'era la privacy...come ora...
"Di chi gliè coresto figliolo? Che è tuo?..."
"Mah!...Che lo so? - Rispondeva il babbo - Mangiare mangia in casa!"
Molte volte si scherzava sull'incerta paternità.

Araknie The Bad Spider-
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Re: Lezioni di Pratese by Araknie
Mi sono stufato, per cui la chiudo qua.

Araknie The Bad Spider-
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Re: Lezioni di Pratese by Araknie
Araknie The Bad Spider ha scritto:Mi sono stufato, per cui la chiudo qua.
Ma come?! Ci tenevamo tutti così tanto!
PS: notare che nessuno ha commentato la tua decisione perchè così facendo avrebbero avallato la tua decisione e sono ordunque rimasti in una fase di speranza
_________________
Perchè cadiamo? Per imparare a rialzarci.

- Spoiler:



Rebornman- Newser

-
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Re: Lezioni di Pratese by Araknie
.....Ceeerto.

Araknie The Bad Spider-
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