Lezioni di Pratese by Araknie
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Re: Lezioni di Pratese by Araknie
Ilark ha scritto:Amore per la patria![]()
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Perchè cadiamo? Per imparare a rialzarci.

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Rebornman- Newser

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Re: Lezioni di Pratese by Araknie
Lezione 80) Busillis
Dal latino "in diebus illis" distorto da un amanuensa che copiò "in die busillis". Dall'errore nacque il termine busillis a cui viene dato il significato di confusione, icognito o difficoltà.
Quando non si sa come risolvere un problema si usa dire "Ci siemo nel Busillis!"
Lezione 81) Caccherume
Assieme di sporcizie "indossate" dai bambini che giocano nei parchi. Le ombreggiature di zozzo che rimangono spalmate alla pelle si chiamano "zie". (utilizzato per il suo suono incisivo, l'origine è ignota)
"Gliè un sudicione di nulla!...Gli ha le zie al collo e ai ginocchi...ci vuole il mattone (il sapone nella forma rettangolare) pè leagliele!"
Lezione 82) C'è cascao i' pan di mano
L'immagine del pane che casca di mano risale certamente a un civiltà in prevalenza contadina che si meraviglia frequentemente. Sia davanti alle novità, che alle sorprese.
Significa che per lo stupore siamo rimasti di stucco. (ma questa è un'altra epsressione non hai spiegato nulla 'mbecille!)
Lo stucco è un materiale composito, usato per fissare i vetri alle finestre o riempire piccole cavità murarie. Quindi si può dire quando il pane casca dalle mani è perchè sono di pastafrolla e quindi ne rimaniamo di stucco, cioè fissi con un'espressione di sorpresa alla Ben Linus (Lost ndr).
Ma può voler dire anche "uno stucco" cioè una persona che non si accontenta mai.
"Un gli garga nè il pollo nè il conigliolo! Che stucco che gliè!" Risparmiandogli così offese peggiori.
Dal latino "in diebus illis" distorto da un amanuensa che copiò "in die busillis". Dall'errore nacque il termine busillis a cui viene dato il significato di confusione, icognito o difficoltà.
Quando non si sa come risolvere un problema si usa dire "Ci siemo nel Busillis!"
Lezione 81) Caccherume
Assieme di sporcizie "indossate" dai bambini che giocano nei parchi. Le ombreggiature di zozzo che rimangono spalmate alla pelle si chiamano "zie". (utilizzato per il suo suono incisivo, l'origine è ignota)
"Gliè un sudicione di nulla!...Gli ha le zie al collo e ai ginocchi...ci vuole il mattone (il sapone nella forma rettangolare) pè leagliele!"
Lezione 82) C'è cascao i' pan di mano
L'immagine del pane che casca di mano risale certamente a un civiltà in prevalenza contadina che si meraviglia frequentemente. Sia davanti alle novità, che alle sorprese.
Significa che per lo stupore siamo rimasti di stucco. (ma questa è un'altra epsressione non hai spiegato nulla 'mbecille!)
Lo stucco è un materiale composito, usato per fissare i vetri alle finestre o riempire piccole cavità murarie. Quindi si può dire quando il pane casca dalle mani è perchè sono di pastafrolla e quindi ne rimaniamo di stucco, cioè fissi con un'espressione di sorpresa alla Ben Linus (Lost ndr).
Ma può voler dire anche "uno stucco" cioè una persona che non si accontenta mai.
"Un gli garga nè il pollo nè il conigliolo! Che stucco che gliè!" Risparmiandogli così offese peggiori.

Araknie The Bad Spider-
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Re: Lezioni di Pratese by Araknie
9 e 18?
Sei in ritardo
Sei in ritardo


SylaR89- Harry Mason(SM Version)

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Re: Lezioni di Pratese by Araknie
SylaR89 ha scritto:9 e 18?
Sei in ritardo
Era rimasto di stucco per due ore
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Rebornman- Newser

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Re: Lezioni di Pratese by Araknie
Araknie ha scritto:
Lezione 81) Caccherume
Assieme di sporcizie "indossate" dai bambini che giocano nei parchi. Le ombreggiature di zozzo che rimangono spalmate alla pelle si chiamano "zie". (utilizzato per il suo suono incisivo, l'origine è ignota)
"Gliè un sudicione di nulla!...Gli ha le zie al collo e ai ginocchi...ci vuole il mattone (il sapone nella forma rettangolare) pè leagliele!"
Non ho parole
Caccherume

_kk_-
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Re: Lezioni di Pratese by Araknie
Lezione 83) C'è che ire!
Ce n'è del cammino da fare!
Sta a significare la lunghezza del lasso di tempo che esiste tra il prendere una decisione per realizzare una cosa e farla "pè davvero con poche bischerate (poche ciance o perdite di tempo)"
Come dire: "Tra il dire e il fare gli avanza il ragionare!"
Lezione 84) C'è da riaessi
Come dire: c'è poco da star allegri! Alternativo a: "tirati su le puppe!"
Capitò a quel marito di Cafaggio a cui si presentò la moglie tutta ignuda nella prima notte di matrimonio.
Lui: "O cos'hai fatto?"
Lei: Perchè?...Un ti garbo? C'ho addosso la camica che mamma m'ha fatto alla nascita." (come dire "sono al naturel")
Lui: "C'è da riaessi! Aimmeno una stiratina alla grinze tu gliela potei dare!"
Lezione 85) C'è da rimettere i cuttellini
Bisogna rimettere in ordine ognuno le proprie cose con garbo e recuperare il tempo perso con dignità. L'immagine si rifà al riordinamento di un portafogli. (personalmente sono molto ordinato a casa mia, mentalmente sono disordinatissimo...ma solo perchè non riesco mai a vedere cos'ho in testa)
Lezione 86) C'è entrao i tedeschi
Nel momento in cui l'esercito nazi-fascista lasciava la città di Prato per andare ad assestarsi sulla Linea Gotica molti negozi e aziende del centro e di periferia furono saccheggiati.
Fu rubato di tutto ma i tedeschi poco c'entravano. Quando dico di tutto intendo dire anche cose completamente inutili nella vita comune; timbri, decine di valige a persona di ogni misura, un uomo fu visto uscire a tenere faticosamente una cinquantina di ombrelli, anziani che portavano via carrozzine da neonati. In compenso quello che non fu rubato, fu fatto a pezzi e abbandonato per le strade.
C'era tanta paura e tutti diedero colpa ai tedeschi. Tutti sapevano che non era vero, ma non era possibile neanche provare il contrario. Tutta questa storia continuò per molto, arrivando anche agli inizi degli anni 70' diventano un tormentone al limite del ridicolo, od un motto per far capire la poca disponibilità di materiali.
"O ortolano!...Care queste pesche!"
"Eh!...Bisogna rifassi!...Assai che mi c'è entrao i tedeschi!"
Lezione 87) [Il mio anno di nascita, yeeeh!] C'è toccao scrio-scrio
Se fosse un osso non ci sarebbe attaccato neanche un briciolo di ciccia. Infatti tutto quello che viene definito "Scrio" è poco, lo scrio-scrio è ai minimi termini.
Alternative It. : "C'è mancato un pelo."
Ce n'è del cammino da fare!
Sta a significare la lunghezza del lasso di tempo che esiste tra il prendere una decisione per realizzare una cosa e farla "pè davvero con poche bischerate (poche ciance o perdite di tempo)"
Come dire: "Tra il dire e il fare gli avanza il ragionare!"
Lezione 84) C'è da riaessi
Come dire: c'è poco da star allegri! Alternativo a: "tirati su le puppe!"
Capitò a quel marito di Cafaggio a cui si presentò la moglie tutta ignuda nella prima notte di matrimonio.
Lui: "O cos'hai fatto?"
Lei: Perchè?...Un ti garbo? C'ho addosso la camica che mamma m'ha fatto alla nascita." (come dire "sono al naturel")
Lui: "C'è da riaessi! Aimmeno una stiratina alla grinze tu gliela potei dare!"
Lezione 85) C'è da rimettere i cuttellini
Bisogna rimettere in ordine ognuno le proprie cose con garbo e recuperare il tempo perso con dignità. L'immagine si rifà al riordinamento di un portafogli. (personalmente sono molto ordinato a casa mia, mentalmente sono disordinatissimo...ma solo perchè non riesco mai a vedere cos'ho in testa)
Lezione 86) C'è entrao i tedeschi
Nel momento in cui l'esercito nazi-fascista lasciava la città di Prato per andare ad assestarsi sulla Linea Gotica molti negozi e aziende del centro e di periferia furono saccheggiati.
Fu rubato di tutto ma i tedeschi poco c'entravano. Quando dico di tutto intendo dire anche cose completamente inutili nella vita comune; timbri, decine di valige a persona di ogni misura, un uomo fu visto uscire a tenere faticosamente una cinquantina di ombrelli, anziani che portavano via carrozzine da neonati. In compenso quello che non fu rubato, fu fatto a pezzi e abbandonato per le strade.
C'era tanta paura e tutti diedero colpa ai tedeschi. Tutti sapevano che non era vero, ma non era possibile neanche provare il contrario. Tutta questa storia continuò per molto, arrivando anche agli inizi degli anni 70' diventano un tormentone al limite del ridicolo, od un motto per far capire la poca disponibilità di materiali.
"O ortolano!...Care queste pesche!"
"Eh!...Bisogna rifassi!...Assai che mi c'è entrao i tedeschi!"
Lezione 87) [Il mio anno di nascita, yeeeh!] C'è toccao scrio-scrio
Se fosse un osso non ci sarebbe attaccato neanche un briciolo di ciccia. Infatti tutto quello che viene definito "Scrio" è poco, lo scrio-scrio è ai minimi termini.
Alternative It. : "C'è mancato un pelo."

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Re: Lezioni di Pratese by Araknie
i tedeschi rubavano le patate.
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Re: Lezioni di Pratese by Araknie
Arrapaman ha scritto:i tedeschi rubavano le patate.![]()
Infatti le cose inutili ce le rubavamo tra di noi.
Lezione 88) C'è i tetti bassi
Una volta si poneva attenzione a raccontare storielle piccanti quando c'erano i minorenni. Che adesso però le cose le si imparano presto. Va benissimo, per carità, con la libertà espressiva della 5a arte. Un "tetto basso" è simboleggiato proprio dal "tetto" entro il quale le cose accadono, più bassi sono più se ne fanno. Ai giovani oggi sono quindi permessi tetti bassi.
Lezione 89) C'è venuto i' latte ai ginocchi
Siamo stati a una conferenza talmente pallosa che "C'è venuta l'etica ai coglioni." Oggi, volgarmente (da volgo, popolo), si dice "Abbiamo perduto la pazienza" che sostituisce il medioevale (da medi-evil
Lezione 90) C'entra quante i' culo con le quarant'ore
Come dire: "C'entra quante i' cavolo a merenda."
E' una specie di ribellione che si ha quanto ci vogliono far credere che sia possibile collegare cose o situazioni molto diverse fra di loro.
Molti, ma molti anni fa, una perpetua di chiesa preoccupata cominciò a chiamare da sotto le scale il prete perchè si svegliasse dal riposino pomeridiano. Dopo diversi tentativi vocali, salì di sopra, entrò in camera e cominciò a spronarlo ripetutamente dandogli pacche sul sedere.
"Sor priore! C'è da sonare le campane per le quarant'ore!"
"Eh! Oh! O stà bona! Icchè c'entra il culo con le quarant'ore?" Si riscosse il prete consengnando alla storia un detto celebre.
Lezione 91) Cento lire?...E chi non le può le lasci ire!
Il compratore ha chiesto il i' prezzo dell'oggetto e fa la rima per sdrammatizzare l'alto costo o per indurre il venditore ad abbassare le prestese perchè al prezzo richiesto non lo comprerebbe e come sappiamo, "cento lire l'hanno il collo lungo." Gli euro invece hanno soltanto la bellissima tendenza di rompere i coglioni.

Araknie The Bad Spider-
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Re: Lezioni di Pratese by Araknie
Curiosa la genesi del culo e le ore.
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Re: Lezioni di Pratese by Araknie
Lezione 91) Cischero!...Cisposo e bischero!
Chiamato un spregiosamente un buono a nulla, mezzo addormentato e sciocco tutto insieme. Un mix letale.
Lezione 92) Caldo di panno non fa mai danno!
Il panno pratese riparava più che il caldo dell'estate o del canto del foco.
Lezione 93) Cambiare l'acqua al canarino
Popolare eufemismo ridanciano sotto il quale uno spiritosone di sesso maschile sottintende l'azione di fare minzione. Si fa sorridere la compagnia mettendo in difficoltà la signore presenti. In quel di Carmignano, dove l'olio è prodotto vincente, gira l'espressione: "Cambiare il ranno alle olive!" che se possibile peggiora la versione "originale".
Lezione 94) Cascare nel grezzo
Negli anni '50 del ventesimo secolo, la cultura della sempre più facoltosa borghesia pratese trovava la sua legittima consacrazione alle feste danzanti nei magnifici del Circolo del Misoduli. Tra gli abiti da sera delle sorelle Fontana, di Schubert del marchese Pucci, si scambiavano conversazioni come questa:
"Sono stata a i' Teatro Metastasio a vedere un lavoro, ma un ho capito nulla perchè c'era un monte di gente con la tossa."
"Tu dii proprio il vero! E sai...glienno poo ignoranti!...Tossano...tossano e nun si mettano neanche la mana alla bocca!"
Questo era "cascare nel grezzo" o "nel trito e ritrito" (grossolano, senza valore).
Lezione 95) C'è che ire...
Esclamazione per significare che abbiamo davanti un lasso di tempo molto lungo e non quantificabile per arrivare a realizzare un sogno.
Quindi è inutile parlarne in questo momento.
Lezione 96) Cercofuria
Così è chiamato l'impaziente che vuole tutto e subito.
Lezione 97) Ce l'ho di pane!
Espressione scontrosa usata per la drastica rottura della conversazione da parte di chi non sopporta il carattere dell'interlocutore. Si ricorda che a casa c'è una minestra di pane, ma si inizia dicendo "Ce l'ho di pane!" che è la parte finale della spiegazione, che si raffredda e conviene chiudere il discorso e separarsi.
Lezione 98) Ce n'è per la mestola e per il manico!
Si dice per le grandi quantità che riempiono ogni oggetto oltre misura come "Ce n'è da dare e asserbare!" Che però vuole significare una situazione di abbondanza ancora più ampia.
Lezione 99) Cenco dice male di Straccio
Cencio e straccio sono due nomi apparentemente diversi di ipotetici personaggi con la stessa origine pratese e plebea. Ognuno di loro disprezza l'altro senza accorgersi dellal oro perfetta somiglianza.
Lezione 100) [1° Special] I biscotti tipici pratesi
Ci sono due tipi principali di biscotti che sicuramente sono nati a Prato senza controversie, che poi siano copiati o meno chissene frega da noi vengan meglio.
I Cantuccini, chiamati erroneamente Biscotti di Prato, sono nati nel 18esimo secolo ma non furono portati allo scoperto fino al 19esimo da Antonio Mattei, che li portò all'esposizione universale di Parigi del 1867, vincendo una menzione speciale.
La composizione prevede: farina, zucchero, uova, mandorle, pinoli, burro e latte; nel quale le mandorle non vengono nè tostate nè spellate.
Di solito vengono accompagnati da una bottglia di vin santo toscano e molto volte inzuppati nello stesso.
L'origine dei Brutti Ma Buoni è più miseriosa, si sa che una pasticcieria lombarda, non piemontese come troverete non è vero, ideò una cosa simile e cercò di esportarla nel resto d'italia nel 1878, ma prima di riuscirci andò in fallimento per altri motivi.
Arrivò qua così la ricetta che fu modificata ed adotta in questa altra versione: nocciole, mandorle, zucchero a velo ed albumi d'uovo.
Poi questa versione arrivò di nuovo al pasticciere che l'aveva ideata ed ancora oggi le due famiglie si litigano i diritti.
Lezione 101) Cercare Maria pè aere
Un pò difficile cercare di spiegarsi la nascita di questi accostamenti. Per certo si sa che chi viene accusato di queste ricerche è persona che ama sotterfugi ed espedienti per il proprio interesse.
Chi "cerca Maria pè aree" è chi va a "incespicare", quindi percorre strade avvorticciolate (intricate) per cercare soluzioni che lo potrebbero mettere nei guai.
Lezione 102) Che aete il bucico?...Vu sembrae bain da sego!
Si dice a coloro che sono agitati, che non si fermano mai. Il sego è grasso animale che imputridendo produce piccoli vermi bianchi in continuo movimento. I bachini, quelli che i pescatori usano per, beh, piglià i pesci.
Lezione 103) Che ce n'hai di sorelle?
Richiesta di intervento probatorio da parte di testimoni femminili streattamente imparentati con uno dei contendenti. In un'implcabile e accesa discussione.
L'espressione viene solitamente pronunciata da colui al quale l'avversario ha messo in dubbio le doti virili (svariando tra "Va 'ia melesecche" (trad. ti piacciono le vecchie) e "Chetati manfruito" (zittati gay)).
L'arrivo di una o più sorelle, disposte alla verifica sul posto, dovrebbe servire a evidenziare le prove di mascolinità. Se ci sono casi, però, in cui si sia andati oltre le parole...questo non è dato sapere.
Lezione 104) Che ci hai la tenda?
O più completivo: "Eh, a casa...che ci hai la tenda?"
Richiamo beffardo a colu che, entrando in un caffè o in una sala da gioco piena di tessitori che fanno il Girellotto (scopa, briscola, ventuno) o il Pacchetto (ramino), tralscia di chiudere la porta facendo entrare gli spifferi di vento.
In caso di grande confidenza tra i frequentatori non è raro avere indietro la risposta: "No! Ci ho la tu' donna che l'è andata via prima!" che svela improvvisamente un rapporto erotico frettoloso.
Chiamato un spregiosamente un buono a nulla, mezzo addormentato e sciocco tutto insieme. Un mix letale.
Lezione 92) Caldo di panno non fa mai danno!
Il panno pratese riparava più che il caldo dell'estate o del canto del foco.
Lezione 93) Cambiare l'acqua al canarino
Popolare eufemismo ridanciano sotto il quale uno spiritosone di sesso maschile sottintende l'azione di fare minzione. Si fa sorridere la compagnia mettendo in difficoltà la signore presenti. In quel di Carmignano, dove l'olio è prodotto vincente, gira l'espressione: "Cambiare il ranno alle olive!" che se possibile peggiora la versione "originale".
Lezione 94) Cascare nel grezzo
Negli anni '50 del ventesimo secolo, la cultura della sempre più facoltosa borghesia pratese trovava la sua legittima consacrazione alle feste danzanti nei magnifici del Circolo del Misoduli. Tra gli abiti da sera delle sorelle Fontana, di Schubert del marchese Pucci, si scambiavano conversazioni come questa:
"Sono stata a i' Teatro Metastasio a vedere un lavoro, ma un ho capito nulla perchè c'era un monte di gente con la tossa."
"Tu dii proprio il vero! E sai...glienno poo ignoranti!...Tossano...tossano e nun si mettano neanche la mana alla bocca!"
Questo era "cascare nel grezzo" o "nel trito e ritrito" (grossolano, senza valore).
Lezione 95) C'è che ire...
Esclamazione per significare che abbiamo davanti un lasso di tempo molto lungo e non quantificabile per arrivare a realizzare un sogno.
Quindi è inutile parlarne in questo momento.
Lezione 96) Cercofuria
Così è chiamato l'impaziente che vuole tutto e subito.
Lezione 97) Ce l'ho di pane!
Espressione scontrosa usata per la drastica rottura della conversazione da parte di chi non sopporta il carattere dell'interlocutore. Si ricorda che a casa c'è una minestra di pane, ma si inizia dicendo "Ce l'ho di pane!" che è la parte finale della spiegazione, che si raffredda e conviene chiudere il discorso e separarsi.
Lezione 98) Ce n'è per la mestola e per il manico!
Si dice per le grandi quantità che riempiono ogni oggetto oltre misura come "Ce n'è da dare e asserbare!" Che però vuole significare una situazione di abbondanza ancora più ampia.
Lezione 99) Cenco dice male di Straccio
Cencio e straccio sono due nomi apparentemente diversi di ipotetici personaggi con la stessa origine pratese e plebea. Ognuno di loro disprezza l'altro senza accorgersi dellal oro perfetta somiglianza.
Lezione 100) [1° Special] I biscotti tipici pratesi
Ci sono due tipi principali di biscotti che sicuramente sono nati a Prato senza controversie, che poi siano copiati o meno chissene frega da noi vengan meglio.
I Cantuccini, chiamati erroneamente Biscotti di Prato, sono nati nel 18esimo secolo ma non furono portati allo scoperto fino al 19esimo da Antonio Mattei, che li portò all'esposizione universale di Parigi del 1867, vincendo una menzione speciale.
La composizione prevede: farina, zucchero, uova, mandorle, pinoli, burro e latte; nel quale le mandorle non vengono nè tostate nè spellate.
Di solito vengono accompagnati da una bottglia di vin santo toscano e molto volte inzuppati nello stesso.
L'origine dei Brutti Ma Buoni è più miseriosa, si sa che una pasticcieria lombarda, non piemontese come troverete non è vero, ideò una cosa simile e cercò di esportarla nel resto d'italia nel 1878, ma prima di riuscirci andò in fallimento per altri motivi.
Arrivò qua così la ricetta che fu modificata ed adotta in questa altra versione: nocciole, mandorle, zucchero a velo ed albumi d'uovo.
Poi questa versione arrivò di nuovo al pasticciere che l'aveva ideata ed ancora oggi le due famiglie si litigano i diritti.
Lezione 101) Cercare Maria pè aere
Un pò difficile cercare di spiegarsi la nascita di questi accostamenti. Per certo si sa che chi viene accusato di queste ricerche è persona che ama sotterfugi ed espedienti per il proprio interesse.
Chi "cerca Maria pè aree" è chi va a "incespicare", quindi percorre strade avvorticciolate (intricate) per cercare soluzioni che lo potrebbero mettere nei guai.
Lezione 102) Che aete il bucico?...Vu sembrae bain da sego!
Si dice a coloro che sono agitati, che non si fermano mai. Il sego è grasso animale che imputridendo produce piccoli vermi bianchi in continuo movimento. I bachini, quelli che i pescatori usano per, beh, piglià i pesci.
Lezione 103) Che ce n'hai di sorelle?
Richiesta di intervento probatorio da parte di testimoni femminili streattamente imparentati con uno dei contendenti. In un'implcabile e accesa discussione.
L'espressione viene solitamente pronunciata da colui al quale l'avversario ha messo in dubbio le doti virili (svariando tra "Va 'ia melesecche" (trad. ti piacciono le vecchie) e "Chetati manfruito" (zittati gay)).
L'arrivo di una o più sorelle, disposte alla verifica sul posto, dovrebbe servire a evidenziare le prove di mascolinità. Se ci sono casi, però, in cui si sia andati oltre le parole...questo non è dato sapere.
Lezione 104) Che ci hai la tenda?
O più completivo: "Eh, a casa...che ci hai la tenda?"
Richiamo beffardo a colu che, entrando in un caffè o in una sala da gioco piena di tessitori che fanno il Girellotto (scopa, briscola, ventuno) o il Pacchetto (ramino), tralscia di chiudere la porta facendo entrare gli spifferi di vento.
In caso di grande confidenza tra i frequentatori non è raro avere indietro la risposta: "No! Ci ho la tu' donna che l'è andata via prima!" che svela improvvisamente un rapporto erotico frettoloso.

Araknie The Bad Spider-
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Re: Lezioni di Pratese by Araknie
Eh ma al prossimo podcast ne vogliamo una in diretta, in dialetto e dedicata a Jean Luke
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Re: Lezioni di Pratese by Araknie
Arrapaman ha scritto:Eh ma al prossimo podcast ne vogliamo una in diretta, in dialetto e dedicata a Jean Luke![]()
Eh, più complicato non si può.
Lezione 105) Che hai 'i cece negli orecchi?
Domanda a chi fa finta non sentire e non capire i buoni consigli. Per presunzione. Che gli sembra di essere pieno di ceci negli orecchi.
Lezione 106) Che s'ha a di' d'anda'?
Oppure: "S'ha a ire?" La locuzione di accattivamente effetto musicale è usata per chiamare a raccolta gruppi di amici o sodali che si stanno divertendo e rimandano la fine della bisboccia.
Lezione 107) Che s'ha a stare dimorto a tranquillalla?
Detto ai cosiddetti "soggetti ninnananna" (che sono di un noioso che vien voglia di dormire) o che dormono in piedi, o gli indecisi.
Lezione 108) Che vuoi che le Carceri le faccin la spesa a i' Domo?
Stava a significare la potenza della Cattedrale rispetto alla povertà della Parrocchia delle Carceri e in senso traslato l'impossibilità dell'indigente a fare l'elemosina al ricco.
Lezione 109) Che vuoi insegnare a 'i babbo a sonare la tromba?
Decisa reazione, attraverso una forma di linguaggio di esaltazione presuntuosa per rifiutare lezioni in attività nelle quali il soggetto si sente esperto.
L'interrogativo apostrofante trova compiutezza nell'asserzione: "Lo so io come portare il cappello!" Come dire "A me non mi insegna niente nessuno!"
Lezione 110) Che vuoi una carda?
A differenza di quello che può sembrare...
In un battibecco tra bande di quartieri diversi, l'affronto peggiore che un ragazzo potesse fare all'avversario era quello di andargli a ridosso e toccargli il naso. Il gesto era considerato uno spregio e una sfida paragonabili al lancio del guanto che precorreva il duello fra due gentiluomini nell'età romantica.
"Giù le mani dalla figura!" avrebbe dovuta essere la risposta civila e corretta.
Ma tra ragazzi, nella strada, la proposta "Che vuoi una carda?" era un gesto ostentatamente provocatorio. Con "Carda" si intendeva una serie di manate a caldo, perchè ribollenti di rabbia, per zittire il rivale.
Quelle baruffe però non andavano più in là di un pò di sangue al naso e finivano addirittura tra le mura di casa dove i babbi e le mamme, vedendo rientrare i' figliolo strappato e sangiunante, aggiungevano qualche nocchino a quelli già riscossi dal rivale.

Araknie The Bad Spider-
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Re: Lezioni di Pratese by Araknie
Insomma mai toccare il naso a un pratese
Intanto in quel di Prato.. :
Intanto in quel di Prato.. :

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Re: Lezioni di Pratese by Araknie
Si a Prato sono famosi i "servizi giornalistici" della Famiglia Giovanni.
Lezione 111) Chi ha l'uccello in mano le penne le son sue
E' chiaro che chi ha il potere ha anche le proprietà. O viceversa.
Lezione 111) Chi ha l'uccello in mano le penne le son sue
E' chiaro che chi ha il potere ha anche le proprietà. O viceversa.

Araknie The Bad Spider-
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Re: Lezioni di Pratese by Araknie
Araknie ha scritto:Si a Prato sono famosi i "servizi giornalistici" della Famiglia Giovanni.
Lezione 111) Chi ha l'uccello in mano le penne le son sue
E' chiaro che chi ha il potere ha anche le proprietà. O viceversa.
LOOOOL questa è veramente
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